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Quartiere Casalino

Dalla nascita alla sosta per il secondo conflitto mondiale

Il Quartiere, che si estende nella parte nord occidentale della frazione, godeva di un vasto territorio prevalentemente collinare e povero di case e costruzioni. Pertanto a fronte di una notevole superficie, rispetto agli altri quartieri erano poche le case e quindi le famiglie dalle quali attingere risorse economiche e lavorative. Per quanto riguarda le origini, una persona che sapeva molto bene la storia della nascita del Quartiere era “Baccin da Bòia”. Tuttavia per quanto concerne la data di fondazione (1905), non sussistono molti dubbi poiché essa deriva da una stima fatta con notevole sicurezza da Ambrogio Roncagliolo, decano del Quartiere, agli inizi degli anni ‘90. Tuttavia ancor oggi si cercano fonti scritte.

Fin dai primi anni del ‘900 il Casalino si impegnò nella realizzazione di sparate di mortaretti e fuochi artificiali in onore della Madonna Assunta, come si evince da questa lettera del 1928 che fa un bilancio della festa patronale, anche dal punto di vista pirotecnico.

Il Casalino ha proseguito la sua attività pirotecnica ininterrottamente fino all’avvento della seconda guerra mondiale. Particolare citazione merita un episodio relegato ai ricordi di Rita Simonetti la quale con grande lucidità ci ha raccontato che nel 1939 rientrò in Italia, dal Chile, Giovanni Roncagliolo, il quale decise di mettere a disposizione del Quartiere una grande somma per lo spettacolo pirotecnico che sarebbe stato realizzato la sera del 14 agosto dal fuochista Mosto di Recco.

Il quartiere di San Tomaso decise, all’insaputa del Casalino, di realizzare due spettacoli. Il secondo sarebbe stato acceso una volta finiti gli spari del Casalino. La notizia trapelò e anche il Casalino allestì un secondo spettacolo. Quando il Casalino ebbe finito di sparare, iniziarono nuovamente i fuochi di San Tomaso. I massari di San Tomaso finito il loro secondo spettacolo iniziarono a brindare, ma fu un brindisi amaro poiché accompagnato dal secondo spettacolo del Casalino che ebbe l’ultima parola. E fu festa a Casalino. Il doppio spettacolo del 1939 fu l’ultimo prima dell’avvento della seconda guerra mondiale che vide coinvolta l’Italia a partire dal 1940.
Pertanto gli spari non vennero più effettuati per alcuni anni e si dovette aspettare il 1946 per tornare a realizzare i tradizionali spettacoli pirotecnici.

Dal dopoguerra agli anni ‘90

Anni 50-60, la sosta, la ripresa degli spari e l’avvento del “Barbottu”
Dopo la guerra, il Casalino riprese l’attività pirotecnica affidandosi ancora alla ditta Mosto di Recco (GE), fino ai primi anni ’50, quando giunsero a sparare a Santa Maria i fratelli Carlino e Domenico Farinaro, allievi del maestro Mosto. I loro spettacoli sono ricordati soprattutto per le bombe da tiro molto lavorate. In particolar modo sono ancor oggi impresse nella mente dei meno giovani le stutate ad una e a due riprese. I fratelli Farinaro spararono per il Casalino fino al 1962. Infatti nel 1963, un doppio lutto colpì Santa Maria ed in particolare il Quartiere. Morirono infatti Mario Moltedo, entusiasta animatore del Quartiere e Gian Carlo Aste trascinatore della famosa sparata lunga. La sosta ebbe breve durata. I giovani del Quartiere ed in particolare Gabriele Roncagliolo, convinsero i più anziani a riprendere la tradizione pirotecnica. La ripresa degli spari avvenne nel 1969 con il lancio di alcune bombe a giorno. Le bombe vennero confezionate dai fratelli Farinaro, divenuti nel frattempo fuochisti di S. Tomaso ma solo dopo aver ricevuto l’assenso degli esponenti del Casalino.

Con la festa di N.S. del Suffragio a Recco nel 1969, si affacciò alla ribalta pirotecnica un nuovo fuochista: Raffaele Liccardo, che stupì il pubblico ed i rappresentanti del Quartiere Casalino. Particolarmente affascinati dalla tecnica del nuovo fuochista furono Mario Bavestrello, Antonio Macchiavello e Bruno Macchiavello. Il fuochista venne prontamente contattato ed incaricato della realizzazione dello spettacolo per l’Assunta del 1970, prima festa in cui la processione venne effettuata la sera. Liccardo giunse a Santa Maria con un piccolo furgone, che inizialmente destò una certa apprensione. Tuttavia solo al momento dello scarico dei mortai e degli artifici i membri del Quartiere si resero conto che sarebbero stati sufficienti a garantire uno spettacolo di buon livello.

Al primo impatto con il sito di sparo, il fuochista restò incredulo in quanto diverse abitazioni si trovavano a poche decine di metri. Il pirotecnico avrebbe voluto pertanto una manleva di responsabilità da parte del Casalino. I membri del Quartiere non accettarono tale richiesta e si dichiararono pronti a sostenere le spese per il viaggio di ritorno a Mugnano di Napoli.

A quel punto Raffaele Liccardo ruppe gli indugi e si dichiarò favorevole all’effettuazione dello spettacolo, dimostrandolo con l’immediato lancio di un colpo scuro.
Lo spettacolo del 1970 fu apprezzato da tutti i numerosi presenti, prevalentemente per la precisione delle fermate, per la bomba a “croce di Malta” e per l’innovativa ed oggi famigerata “bomba sole”.

L’anno 1971 fu contraddistinto da una clamorosa decisione dei Vigili del Fuoco, i quali non concessero le autorizzazioni al Quartiere Casalino proprio nei giorni precedenti al 15 agosto.
Fu allora che i membri del comitato chiesero ai componenti del quartiere San Tomaso la possibilità di effettuare i propri fuochi sul loro sito di sparo. Gli amici di S. Tomaso diedero la loro disponibilità, creando di fatto le basi di una collaborazione che in altri tempi non sarebbe stata pensabile.

Il 1972 viene ricordato per ulteriori problemi per l’ottenimento delle autorizzazioni allo sparo che giunsero solamente ai primi giorni di agosto ed il Casalino prese la decisione di sparare solamente 10 bombe da tiro. Con queste bombe si chiuse il ciclo di Raffaele Liccardo sul Casalino, un ciclo durato appena tre anni.

1973-1986, gli anni d’oro e l’epopea di Orazio e Vincenzo Vallefuoco
Per l’anno 1973 Raffaele Liccardo preferì accogliere l’invito del Quartiere San Tomaso.
I membri del Quartiere Casalino, informati di tale decisione soltanto durante la festa della Madonna del Carmine a Sant’Andrea di Foggia (ove il pirotecnico sparava), si trovarono a meno di un mese dalla festa dell’Assunta a dover scegliere un nuovo fuochista, cercandolo fra le ditte più affermate del napoletano. La scelta cadde sulla ditta Orazio Vallefuoco, ma i primi contatti furono negativi in quanto la sopracitata ditta aveva già molteplici impegni, sparsi su diverse piazze d’Italia per tutto il mese d’agosto. Tuttavia i rappresentanti del Quartiere non si arresero e chiesero aiuto al presidente del Sestiere Borzoli, Commendator Beppino Montelatici il quale da anni in occasione delle feste di luglio affidava i propri spettacoli a Orazio Vallefuoco. Di fronte a tali “pressioni” Orazio dovette cedere e invitò i rappresentanti del Casalino a prendere contatto con lui, direttamente a Mugnano di Napoli. Partirono con il treno Mario Bavestrello, Remo Simonetti ed il figlio Emilio, i quali si accordarono per 24 bombe da tiro e per uno spettacolo in grado di battere la concorrenza.

E venne il giorno dell’Assunta 1973. Orazio Vallefuoco si inventò un’apertura con tre bombe da tiro in catena. Questa partenza veloce ed arrembante, ricca di colore e precisa tempisticamente riscosse unanimi consensi. Iniziò così un ciclo di grandi spettacoli e di grandi sfide con Raffaele Liccardo, Francesco Cicala, Salvatore Del Prete, Amato Iannotta, Giuseppe Scudo, Antimo Perfetto.
Grazie a queste grandi “sfide” pirotecniche la festa dell’Assunta divenne famosa anche nel sud Italia. I “finali” di Orazio Vallefuoco, protagonisti della sfida, erano sempre sorprendenti e cambiavano di anno in anno. Ancor oggi ne viene ricordato uno in particolare: apertura a tre capi calibro 9, serie di fermate calibro 16, finta chiusura a tre capi, seconda serie di fermate calibro 16, seconda finta chiusura a tre capi calibro 9, terza serie di fermate più “lavorate”, serie di bombe stutate con bomba piena a seguire ed infine chiusura con partenza a tre capi per finire poi a nove capi tutti affiancati da rinforzi. Per la realizzazione di questi spettacoli, Orazio si avvalse del sapiente sostegno del fratello Vincenzo (il vero e proprio uomo di fabbrica), e di numerosi collaboratori i quali con molto piacere risalivano lo stivale per venire a sparare a Santa Maria che nel meridione, pirotecnicamente parlando, era ormai divenuta sinonimo di Rapallo. Il rapporto pirotecnico tra la famiglia Vallefuoco ed il Casalino andò avanti fino al 1986 mentre è bene precisare che il rapporto di amicizia, stima ed affetto prosegue tutt’oggi.

1988-1992, Garibaldi ed i fuochi senza ricaduta…
Dopo un anno di sosta (1987), riprende l’attività pirotecnica del Quartiere. Non vengono più accese le tradizionali “bombe da tiro” ed appare “all’orizzonte” un nuovo fuochista: Felice Basilico detto Garibaldi, apprezzato per i suoi spettacoli precisi costituiti da fuochi privi delle abbondanti ricadute di tizzoni colorati. Il fuochista è il primo a portare al nord le bombe sferiche “giapponesi” e sparerà per il Casalino fino al 1992, quando sopraggiunta la vecchiaia, decide di andare in pensione.

1993-1999, grandi spettacoli firmati Lieto…
La pirotecnica Basilico, avendo deciso di cessare la propria attività nel settore, comunica ai membri del Quartiere la propria decisione. Pertanto, per l’Assunta 1993 non effettuerà più lo spettacolo pirotecnico. I buoni rapporti che intercorrono tra il pirotecnico ed i membri del Quartiere si riscontrano una volta di più quando il fuochista, suggerisce la pirotecnica da ingaggiare per l’anno successivo. Il nome nuovo è quello della ditta Salvatore Lieto e figli di Visciano Nola (NA). Spettacoli precisi, innovativi e chiusure molto potenti caratterizzano lo stile di questa famiglia pirotecnica che sparerà per il quartiere dal 1994 fino al 1999. Eccezionali sono gli spettacoli degli anni 1995 e 1996, quando Ugo Lieto, i suoi fratelli ed i collaboratori, dimostrano tutta la loro abilità. Il mese di agosto 1996, che pirotecnicamente parlando è stato grandioso, lascia un enorme vuoto incolmabile dal punto di vista affettivo ed umano. Nel giro di un mese alcune persone che hanno fatto la storia del Quartiere, tornano alla casa del Padre. Scorrono i mesi e si giunge al 1997 con la voglia di onorare al meglio la Vergine Maria e la memoria dei cari scomparsi. Il 30 giugno, in una riunione viene disegnata la mappa dello spettacolo che dovrà tenere testa alla concorrenza degli amici di S.Tomaso i quali hanno ingaggiato l’emergente ditta dei fratelli Di Matteo. Purtroppo la super sfida Lieto – Di Matteo salta a causa (e per rispetto) di quanto accaduto il 2 luglio 1997. Come è noto, infatti, un incidente mortale occorre proprio durante il momento più sentito da tutta la città: lo spettacolo pirotecnico a giorno che segue il panegirico organizzato in quell’anno dal sestiere Costaguta. E’ un’Assunta priva di fuochi artificiali, e ciò non accadeva da parecchi anni. I membri del Quartiere sono comunque decisi a riprendere i lavori, e per riaccendere gli entusiasmi viene organizzata una cena durante l’inverno. Si riparte con grande entusiasmo e con la certezza di avere un fuochista all’altezza della situazione. Purtroppo però le nuove normative di sicurezza, portano la commissione tecnica ad emettere una sentenza che lascia sbalorditi molti appassionati. Dove fino al 1986 si sparavano le bombe da tiro calibro 26 cm napoletano, viene concesso il calibro 10 cm napoletano e 21 cm giapponese. Anche per S.Tomaso la riduzione porta a calibri inferiori (13 cm napoletano e 21 cm giapponese). Pertanto a malincuore bisogna rinunciare alle fermate calibro 16 cm. Tuttavia la festa del 1998 è salva e riprendono gli spari: va di scena la “sfida” tra Lieto e Carlo Ferreccio (titolare della Pirotecnica Golfo Paradiso di Avegno). Sfida che si ripeterà anche nell’anno 1999, dominato da un grande vento che porterà i tizzoni dei fuochi del Casalino addirittura in località Molinello.


La nuova bandiera

La benedizione della nuova bandiera del quartiere casalino è avvenuta domenica 8 agosto 1993. Alla cerimonia erano presenti oltre alle numerose persone e massari, il pittore Pietro Delfitto che ha dipinto il nuovo vessillo, qui di seguito potete rivivere l'emozione di quei momenti grazie al recupero del video realizzato quel giorno.
Clicca qui e leggi l'articolo.

Video - Prima parte

Video - Seconda parte

 

Il Casalino a cavallo del terzo millennio

Anno 2000, il fuochista è dietro il monte…
Le crescenti problematiche logistiche e l’affermazione sul panorama pirotecnico ligure, del fuochino Giovanni Bavestrello di Rapallo, portano il Quartiere la sera del 24 giugno 2000 a contattare lo stesso e ad affidargli il prestigioso incarico, il quale viene accettato con grande entusiasmo. Durante la riunione è emblematica la frase detta in genovese da uno dei membri storici al fuochista: “Ti spari pe ù Casain, nu te diggu atru”. Il monito viene recepito in modo chiaro, l’accordo trovato subito. Insomma, sta per andare in scena il “derby dei golfi”. A “sfidarsi” le pirotecniche Tigullio e Golfo Paradiso. Il 15 agosto giunge a Santa Maria, per coadiuvare Bavestrello, il fuochista Bruno Liccardo figlio di Raffaele che ha illuminato per anni l’intera frazione con la sua “bomba sole” e che approdò sul Casalino nel 1970. Lo spettacolo è di grande effetto e ricco di fantasia, come lo dimostra l’apertura con sbruffi a ventaglio.

Anno 2001, l’ultima sfida e la grande alzata di fuoco
Giunge il 2001 e, scontata la conferma del fuochista, viene studiato a tavolino uno spettacolo che sia superiore a quello dell’anno precedente. Sarà così. A coadiuvare il pirotecnico, per tutti ormai “Giovannino”, sale da Mugnano di Napoli, Isidoro Liccardo, fratello di Bruno. Merita una breve descrizione la prima parte dello spettacolo pirotecnico, ideata da alcuni membri del Quartiere e subito recepita dal fuochista che con il suo parere tecnico la migliora ulteriormente. Lo spettacolo si apre con una serie di piccoli numeri intervallati da una serie di colombelle (“furgai”) che descrivono il perimetro dell’area di sparo generando stupore e attesa nel numeroso pubblico presente. Il tutto fino all’accensione dell’ultimo “furgao” che percorre l’intero sito, dall’alto verso il basso dando l’illusione ottica di puntare verso il pubblico. Al termine del percorso parte l’alzata: oltre 100 bombe di diverso calibro, disposte a gruppi. Ogni gruppo contiene sbruffi (contenenti rane e cracker, che sparano ad altezze limitate), e bombe giapponesi di vario calibro che sparando a diverse altezze, creano una alzata di fuoco molto colorata e soprattutto rumorosa capace di far indietreggiare di qualche passo il pubblico presente, il quale dopo un boato dimostra con uno scrosciante applauso il proprio apprezzamento (i più esperti confesseranno solo giorni dopo di aver pensato che si fosse incendiata la scarica). Con una prosecuzione all’altezza dell’apertura si chiude così uno spettacolo eccellente che viene ricordato con nostalgia, in quanto purtroppo sarà l’ultimo effettuato insieme al quartiere S.Tomaso.

2002 -2004, sofferenza ed ultimi colpi….
Durante l’inverno del 2002 una nuova normativa di sicurezza ridisegna lo scenario pirotecnico nazionale. Giunge la commissione tecnica esplosivi in primavera e, laddove si sparava il 26 cm napoletano un tempo e fino all’anno prima il 21 cm giapponese, l’organismo “competente” decide per la non idoneità del sito di sparo. Si apre una ferita, per molti mai rimarginata. E l’Assunta 2002 vola via, tra polemiche e discorsi, manifesti di protesta ed articoli di giornale. Ma chi mai avrebbe potuto “rendere”ciò che è stato tolto? Le speranze venivano quindi riposte nel 2003. In primavera ritorna la commissione tecnica e approva i siti di sparo tradizionali (Casalino calibri 5 cm napoletano e 8 cm giapponesi mentre per S.Tomaso 8 cm napoletano e 10 cm giapponese). Questa ulteriore riduzione viene vista di cattivo occhio, ma pur di salvare la festa e di portare avanti la tradizione passa il messaggio del “meggiu che ninte”. Vengono puliti i siti di sparo, contattati i fuochisti (Bavestrello per il Casalino e Lieto per S.Tomaso), e il giorno 12 agosto, con i siti di sparo puliti e la raccolta fondi già effettuata, arriva una “doccia fredda”. Mentre i fuochisti stanno caricando i rispettivi camion, viene data comunicazione dell’insorgere della grave calamità incendi.

E addio fuochi. Festa rovinata, polemiche e la mazzata definitiva al dualismo ed alla storia dei quartieri. Nel 2004, ad un anno dal centenario del Quartiere, i membri del comitato (quasi tutti sono concordi) decideno con le unghie e con i denti di proseguire a sparare. In un clima di festa mutilata (S. Tomaso decide di non sparare) ed in un clima di polemiche esterne ed interne ai quartieri, il Casalino spara ed offre con piacere la possibilità di sparare sul proprio sito di sparo i 21 colpi di saluto alla Madonna agli altri due quartieri in nome dell’amicizia e della fratellanza che ha sempre e comunque fatto da sfondo alla sana “rivalità” tra di essi. A distanza di anni, il Casalino non ha certo dimenticato ciò che accadde quando nel 1971 venne ospitato da S. Tomaso a sparare le proprie bombe in prossimità dei ruderi di S. Tomaso, in quanto impossibilitato ad utilizzare il proprio tradizionale sito di sparo.

Lo spettacolo realizzato nel 2004 apre il varco ad una nuova frontiera della pirotecnia moderna, quella dei fuochi di piccolo calibro d’importazione (cui massima espressione sono i pyrobox), che qualche anno dopo saranno assoluti protagonisti dei festeggiamenti pirotecnici dell’Assunta sotto l’egida del nascituro "Comitato Fuochi".

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