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La "gloriosa" Bandiera

“QUASI OLIVA SPECIOSA IN CAMPIS”
Una gloriosa bandiera, tanti significati

L’inaugurazione del nuovo vessillo del Comitato Fuochi Santa Maria in programma il 14 agosto 2018 è l’occasione per analizzare un dettaglio molto particolare della vecchia bandiera del Quartiere Chiesa, datata 1928, che proprio quest’anno festeggia i suoi primi 90 anni (foto 1).

(Foto 1)


Oltre all’immagine della Madonna Assunta dipinta a mano su stoffa, l’elemento che più incuriosisce l’osservatore è sicuramente la dicitura che campeggia ai piedi dell’effige mariana, ossia “Speciosa in campis”.
Trattasi di un estratto da un versetto biblico (Libro del Siracide 24,14), nel quale Maria viene chiamata “uliva” nella frase “Quasi oliva speciosa in campis”, la cui traduzione letterale sarebbe “come un ulivo che svetta maestoso nella pianura”.

Se si considera che l’olio d’oliva è citato nella Bibbia circa duecento volte, sia per quel che concerne gli usi quotidiani, che per gli usi più strettamente sacri, si capisce la rilevanza assoluta che l’albero di ulivo ha da sempre avuto nella storia dell’umanità.

Dalla sua importanza materiale deriva evidentemente la sua rilevanza sacrale, tanto da simboleggiare direttamente la benedizione di Dio, come si legge nel Deuteronomio (Dt. 11, 13-17).

Associato nei testi sacri frequentemente alla festa (Sal. 104,15), dalle notevoli proprietà terapeutiche, l’uso dell’olio d’oliva si inserisce costantemente nel contesto di situazioni aventi per protagonisti i sacerdoti, i profeti, i re e gli ospiti importanti, ai quali conferisce sacralità, onore ed autorevolezza.

La tradizione artistica delle rappresentazioni sacre e della Vergine documenta da sempre il tributo all’albero dell’ulivo ed ai suoi frutti; a tal riguardo, per restare dalle nostre parti, merita particolare rilievo quello dedicato nel 1888 dal celebre pittore genovese Niccolò Barabino con la sua splendida “Madonna dell’olivo”, celeberrimo dipinto nella parte inferiore del quale si legge, guarda caso, il predetto versetto “Quasi oliva speciosa in campis” (foto 2).

(Foto 2)


A questo punto la domanda sorge spontanea, ossia quali fossero state le motivazioni che hanno indotto i committenti e/o il decoratore del vessillo del 1928 a scegliere proprio questo versetto e non altri tra i numerosissimi dedicati alla Vergine nei testi sacri.

Le motivazioni potrebbero essere molteplici soprattutto se valutate da diversi punti di vista personali, ma il primo elemento che balza all’occhio è sicuramente la parola “campis”, termine immediatamente riconducibile a “Campo”, toponimo di Santa Maria in epoca antica.
Analogamente, il riferimento all’albero di ulivo che si erge maestoso nella pianura potrebbe far pensare alla volontà di mettere in risalto la collocazione di pregio della chiesa parrocchiale in un contesto urbano all’epoca decisamente rurale; l’edificio religioso infatti, ancor prima della realizzazione della scenografica scalinata nel 1920 (foto 3) e della successiva realizzazione dell’attuale facciata, era ben visibile anche da molto lontano proprio per la sua posizione sopraelevata rispetto al “campo”.

(Foto 3)


Proprio sulla nuova facciata degli anni ’20, sull’altorilievo soprastante la statua dell’Assunta, è ancora possibile leggere chiaramente, accanto al monogramma mariano, il versetto biblico “Quasi oliva speciosa in campis”, iscrizione riportata sul “nastro” che lega due ben evidenti mazzi di rami d’ulivo (foto 4).

(foto 4)



Restando in tema di olive, un ulteriore spunto riconducibile alla vita prevalentemente a carattere agreste di inizio novecento, potrebbe essere il fatto che buona parte (se non tutti) i componenti del comitato ideatore della vecchia bandiera (Giacomo Oliveri, Vittorio Valle, Giuseppe Valle, Michele Macchiavello, Silvio Costa, G.B. Schiappacasse) fossero dediti alla coltivazione delle olive.
Tra l’altro, ulteriore curiosità, dai ricordi tramandati sembrerebbe che i promotori, anziché autotassarsi come spesso accade in questi casi, avessero organizzato una specie di lotteria parrocchiale.

Restando più legati alla bandiera, questo “svettare maestoso” dal sapore biblico potrebbe essere riferito al fatto stesso che il vessillo era all’epoca (e rimane tutt’ora), uno dei più imponenti della zona, come si evince chiaramente da un pregevole documento scritto, datato 15 agosto 1928, a firma Piero Simonetti di Emilio (consultabile integralmente sul sito www.santamariadelcampo.it), in cui si legge che “….La festa ebbe inizio domenica 12 quando fu benedetta la nuova grande bandiera genovese destinata a dominare non solo sulla sparata maggiore del giorno 15, ma anche su tutta la festa. La nuova maestosa bandiera è la più grande che Rapallo abbia: misura nove metri di lunghezza per sette di larghezza…” (foto 5).

(Foto 5)


Detto questo, sperando di non aver annoiato, bensì incuriosito ulteriormente, l’attento lettore, con la speranza di aver fatto cosa gradita con questa mia semplice analisi, sono sicuro che anche il nuovo vessillo del Comitato Fuochi saprà offrire numerosi ed interessanti spunti di riflessione che, chissà, tra altri cento anni potranno a loro volta essere riscoperti ed apprezzati dalle nuove generazioni di sanmariesi.

Stefano Podestà

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